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Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
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Scomparse le lucciole

Lucciole

Sono scomparse, sembrano un’invenzione delle fiabe

lucciola mano1Prima che i riflettori del progresso venissero puntati violentemente sulle città, sui borghi e sulle nostre vite, esistevano le lucciole, minuscole creature luminose che balenavano tra i cespugli. Apparivano in primavera assieme ai profumi della campagna, al gracchiare delle rane e al canto dei grilli. “Non andategli troppo vicino e non cercate di prenderle, se no si spengono” diceva qualcuno e noi, furtivamente, ad inseguirle, nella soavità di una notte stellata, cercando di carpire il segreto della loro luminosità. Ora le lucciole sono scomparse, non se ne vedono più, salvo addentrarsi nel buio, in piena campagna, lontano dall’invadenza delle luci artificiali, dai rumori e dalle foschie inquinanti. Forse qualche sparuta sopravvissuta come d’incanto può ancora apparire. Si tratta soltanto di nostalgia per queste minute creature della notte, o piuttosto per un innato, arcano rimpianto di un mondo profuso di quiete, di un mondo antico naturale di un’esistenza magari priva di molte comodità ma che donava invece pace e serenità. Il ritorno ad un simile passato è ormai soltanto illusorio, nessuno è disposto a rinunciare agli agi del presente e a tutte quelle diavolerie che rendono fastidiosi molti momenti dei nostri giorni.

Pochi sono disposti a privarsi di qualche ora di televisione, degli insulsi reality, delle assillanti, spesso inutili, notizie in tempo reale, dei cellulari, con le loro demenziali suonerie e altre stramberie, fastidiose come le mosche e le zanzare. Fa dispetto costatare che non solo tra gli umani, ma anche nell’ambiente naturale, i detestabili insetti che succhiano il sangue e seminano malattie, trovano linfa nel progresso. Periscono invece innocui e teneri esserini luminosi. Che sia anche questo un segno di ribellione della natura? Di quel mondo antico, rurale in cui i valori della semplicità, del silenzio, della comprensione rendevano l’umanità meno irrequieta, nervosa, irascibile. Ormai è inutile rimpiangere tutto ciò o anche soltanto riscoprire e rivivere qualche momento della nostra serena infanzia. Tuttavia varrebbe la pena provarci, soffermarsi senza fretta ad osservare un fiore che sboccia, ad incantarsi davanti ad un tramonto sulla laguna, ad immaginare la vigoria che si cela in un buco sulla sabbia nella bassa marea. Allora forse nell’incanto di una notte limpida, scrutando in silenzio nel buio, risentiremo il nostalgico canto delle cicale e rivedremo la struggente bellezza delle lucciole.        (Achille Grandis)