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Parliamo di pesca

In dialogo con Paolo Tiozzo, amministratore delegato de “I Fasolari”

paolo-tiozzo“I fasolari” e “misure tecniche della pesca” due temi cari al presidente nazionale di Alleanza Cooperative, che in questo momento sono all’ordine del giorno delle notizie che il mondo della pesca attendeva da tempo nella continuazione del lavoro sindacale che esercita da sempre. La prima notizia è che sono stati riconfermati i vertici della Organizzazione produttori “I Fasolari”, il primo esempio italiano di gestione interregionale della risorsa che associa tutte le imprese di settore attive nella pesca di questo mollusco bivalvo in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per i prossimi 3 anni Massimo Pedronetto, presidente, e Paolo Tiozzo, amministratore delegato, saranno ancora alla guida dell’organizzazione.

“Una scelta nel segno della continuità - precisa Tiozzo - che premia non solo i successi ottenuti in questi anni, ma anche un modello di gestione in grado di coniugare economia, valorizzazione del prodotto e sfruttamento sostenibile delle risorse. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare sempre di più questo strumento”. “Il futuro della pesca - prosegue Tiozzo - passa dalle organizzazioni dei produttori per la loro capacità di aggregare e nel rafforzamento del ruolo delle cooperative di pesca”.

Quali i numeri dell’organizzazione produttori “I Fasolari”?

L’OP “I Fasolari”, riconosciuta con decreto ministeriale nel 2003, associa 68 produttori che operano con 82 imbarcazioni, tra Veneto e Friuli. Il bilancio 2016 si è chiuso con una produzione che supera le 1.250 tonnellate per un fatturato di oltre 7 milioni di euro.

Il secondo punto importante di cui Paolo Tiozzo ambiziosamente vuole parlare, riguarda le “misure tecniche”. Inizia così: “Semplificare, ammodernare e snellire la complessa rete di normative che costringe troppo spesso i pescatori europei nelle vesti di burocrati prima ancora che di operatori ittici. In questa ottica apprezziamo, nelle premesse, l’obiettivo che intende raggiungere la proposta di regolamento europeo sulle misure tecniche per la pesca, che punta a voltare pagina e a mandare in soffitta, tra gli altri, anche il vecchio regolamento del Mediterraneo. Un progetto ambizioso che però, per essere realmente utile alla gestione del settore, deve sapere recepire meglio le specificità territoriali. Ed è quanto è stato raggiunto nei giorni scorsi a Bruxelles dal consiglio agricoltura e pesca dell’Unione Europea sulla proposta di regolamento per la conservazione delle risorse ittiche e la protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche che disciplinano modalità, tempi e luoghi della pesca, un testo che ci auguriamo venga oltremodo migliorato grazie anche al lavoro del Parlamento europeo dando più voce alle istanze dei pescatori che operano nel nord e nel sud dell’Europa, rendendo possibile la richiesta di modifica delle misure tecniche anche dai singoli Stati membri per cogliere le specificità di condizioni locali, senza vincoli ad accordi tra Stati e rispetto ai piani di gestione multi annuali. Troppo spesso infatti registriamo ancora scelte legislative non sempre in linea con le realtà locali, in particolare quella italiana e mediterranea.”.

Per concludere Tiozzo dice: “Occorre più concertazione, più coraggio da parte comunitaria nel voler applicare fino in fondo i princìpi della regionalizzazione, senza più retaggi di dirigismo che purtroppo hanno caratterizzato in negativo, almeno sin qui, la politica della pesca bruxellese, fin troppo schiava di approcci improntati al micro-management; se le risorse sono in crisi non è colpa dei pescatori, anzi occorre evitare che il prossimo stock da proteggere sia proprio quello dei nostri pescatori”.  

L. Zanetti