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Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
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Città di Chioggia

Forte San Felice e Unesco

Si ripete il gran successo

Grande interesse e partecipazione anche il 3 giugno. Ma occorre muoversi per l’Unesco

forte - davanti a torre e castelloSe all’inizio di maggio era stato il maltempo a segnare il primo appuntamento del programma di visite al Forte San Felice, sabato 3 giugno è stato invece il gran caldo a caratterizzare il secondo appuntamento. Il risultato è stato uguale: grande partecipazione, interesse, entusiasmo.
Si temevano molte defezioni tra coloro che avevano prenotato la visita: camminare per arrivare al Forte sotto il sole cocente ai piedi del Murazzo, con i bianchi sassi d’Istria che emanano calore, non è un percorso molto appetibile. Ma pochi sono quelli che hanno rinunciato (e tutti di Chioggia), e i quattro gruppi di visita si sono alternati numerosi come da programma. Consistente il numero di visitatori da fuori Chioggia (n. 56), desiderosi di scoprire finalmente cosa nascondono gli alti bastioni del Forte. Un trentenne di Este: “Da bambino in vacanza il papà mi portava sempre a passeggiare intorno al Forte. Morivo dalla curiosità di sapere cosa c’era oltre il grande muro che lo contorna. Davanti al cancello di entrata davvero mi batteva il cuore dall’emozione: finalmente! Stupendo! Per me una giornata che non dimenticherò”.

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“La pena oltre la pena”

Incontro pubblico svoltosi il 26 maggio, su un tema alquanto scottante: il “galeotto” all’uscita di prigione

incontro-carcereLa rieducazione del condannato rappresenta un momento imprescindibile per il recupero e il reinserimento del detenuto. Tuttavia ciò necessita di un ulteriore elemento. Un cambio di passo della società che passi da una considerazione dell’ex detenuto fondata sul pregiudizio, un “marchio” in base al quale egli sarà sempre e comunque un galeotto, a una percezione fondata sul realismo. Il realismo di chi vede in chi ha scontato la propria pena ed è giunto al compimento del proprio percorso rieducativo un uomo, che ha pagato il proprio debito con la giustizia, e può guardare al presente e al futuro libero di lavorare, sposarsi e avere figli. Su questi temi venerdì 26 maggio si è svolto nella Sala consiliare del Comune di Chioggia un incontro pubblico dal titolo La pena oltre la pena. Muovendo le mosse dalla propria esperienza di penalista, l’assessora ai Servizi sociali del Comune di Chioggia Patrizia Trapella ha evidenziato come la rieducazione costituisca un’offerta di opportunità attraverso la correzione dell’antisocialità di chi è in carcere. E ciò è condizione imprescindibile affinchè uno Stato che si dichiara protettore dell’individuo non tratti il reo come un soggetto da emarginare. In quest’ottica,  colui che ha espiato la propria pena è una persona e una risorsa, con l’impegno dell’Amministrazione lungo questa direttrice.

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Il ponte pericolante

 

NOTERELLA CITTADINA

Il ponte Baden Powell cade a pezzi e anche il restauro di Palazzo Granaio dovrà attendere

ponte baden powellLa carreggiata centrale del ponte sulla passeggiata del Lusenzo, che scavalca il canale della Fossetta, è stata prudenzialmente chiusa al traffico perché ritenuta pericolosa al transito sia delle bici normo-elettriche sia dei motorini. Era ora! Ma, prima di spiegare il tutto, è d’obbligo una premessa. Da tempo da ambo i lati sono stati affissi due segnali stradali rettangolari in cui si legge chiaramente: “Transito vietato ai velocipedi compresi i mezzi delle forze dell’ordine. I veicoli vanno condotti a mano”. Con ciò s’intende che era da tempo vietato transitare in sella alla propria bicicletta o alla propria moto. Non ho mai visto nessuno rispettare questi segnali se non qualche anziano in difficoltà nell’affrontare la salita a cavallo della propria bici. Ora il transito sulla suddetta carreggiata è stato vietato in forma evidentissima con due transenne da ambo i lati disposte in modo tale che ci vuol passare deve giocoforza smontare dalla propria bici. E’stato reso transitabile l’unico marciapiedi e tutti, infischiandosi delle transenne (che prima o poi qualcuno abbatterà perché ”danno fastidio”) passano in gran parte senza “condurre il proprio velocipede a mano” sul marciapiedi, riservato ai soli pedoni, o addirittura a cavallo della propria bici.

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