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Aspettare che succeda qualcosa?

IL PUNTO SULL’IMPIANTO GPL

Ancora dubbi e perplessità sul pericolo dei lavori in corso in Val da Rio

bomboloniSei persone, tra le quali il sindaco di Farindola, il presidente della Provincia e altri funzionari pubblici, in questi giorni dalla Procura di Pescara hanno ricevuto un avviso di garanzia per omicidio colposo, per la tragedia dell’Hotel Rigopiano. Il 18 gennaio scorso una valanga staccatasi dal monte Siella ha ucciso 29 delle 40 persone presenti nell’albergo sepolto da due metri di neve, rimaste bloccate a causa della inagibilità della strada, la provinciale numero 8. L’hotel nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso si trovava a 1.200 metri d’altitudine. La valanga che l’ha travolta è stata talmente violenta da spostare l’edificio di una ventina di metri, come hanno riferito i soccorritori. Nonostante i permessi l’albergo non doveva trovarsi lassù, anche se il posto è magnifico e la strada, unico accesso, doveva essere pulita nonostante la tanta neve, cosa che invece non è stato fatto. Agli inquisiti vengono contestati la violazione di normative cautelari e prevenzionali e la negligenza, imprudenza ed imperizia.

Questo è stato l’ultimo dei molti casi in Italia in cui ci si accorge che non bisognava costruire su un dato posto dopo che sono morte tante vittime innocenti! Sarà così anche qui da noi? Si continua a lavorare per l’impianto, nonostante l’estromissione del traffico petrolifero dalla Laguna di Venezia sia espressamente stabilito a livello nazionale dal sistema normativo per la salvaguardia della laguna di Venezia (legge n. 789 del 1984, art. 3) e, come sottolinea il sen. Felice Casson nel suo esposto alla Magistratura nella documentazione relativa all’impianto GPL di Val da Rio, nonostante “manchino da parte della Provincia di Venezia, oggi Città Metropolitana, le considerazioni degli obblighi relativi alla pianificazione della prevenzione dei rischi di incidente rilevante e la compatibilità territoriale richiesta dal decreto ministeriale 13 ottobre 1994 n. 2524, all’art. 3.2 per i depositi fissi di GPL di capacità complessiva superiore a 30 metri cubi, come quello citato (di metri cubi 9.000)”. Se non bastasse, la stessa Provincia, Commissione Valutazione di impatto Ambientale, nel parere n. 4/2015 del 28/1/2015, procedura di verifica dell’assoggettamento a valutazione d’impatto ambientale, dice che: “la zona appare ampiamente servita di infrastrutture viabilistiche che permettono anche un facile accesso all’impianto...(sic). Date le condizioni ottimali di viabilità su vasta scala e su area locale, il livello di impatto atteso è da considerarsi basso...”. Ma come! La Romea, la statale italiana più pericolosa d’Italia, con più croci sull’asfalto, è considerata dalla provincia di Venezia idonea ad aggiungere al suo traffico, già oggi insostenibile, altri 30 camion cisterne di GPL (15 in entrata e 15 in uscita) al giorno per 365 giorni all’anno. Abbiamo visto la settimana scorsa su queste pagine cosa vuole dire lo scoppio di una cisterna di GPL incidentata! È realismo, quindi, prevedere che qualcuno finirà anche qui indagato. Si spera solo che, in questo caso, il magistrato possa intervenire prima che succeda la tragedia annunciata! Nel frattempo visto “il facile accesso all’impianto” ben 200 mezzi in questi ultimi mesi, sono entrati nel cantiere di GPL di Val da Rio attraverso un passaggio creato abusivamente. Da tempo lo va sostenendo il Comitato No GPL e sembra che finalmente se ne sia accorto anche il Comune di Chioggia. In questi giorni il responsabile dell’ufficio comunale ha, infatti, intimato a Costa Bioenergie di ripristinare lo stato dei luoghi entro 90 giorni: di ricreare cioè la canaletta interrata per passare e di togliere la collina fatta per il basamento dell’impianto. Ora i mezzi, per entrare nel cantiere, sono costretti a passare per il ponte dei Saloni, quello del Musichiere. Peccato sia stato dichiarato non transitabile per i carichi pesanti!

R. D.

nuovascintilla editrice

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