Continuando la navigazione, accetti il nostro utilizzo dei cookie in conformità (clicca per leggere) alla direttiva europea 2009/136/CE.

SUMMER Testata-NS testina-sito
Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
Menu

Lettere

“ACCANIMENTO” GPL?...

Egregio direttore, con un accanimento e una costanza (ma ciascuno, si sa, fa il suo mestiere) degni di miglior causa, una certa signora o signorina (forse l’addetta stampa della società che “dovrebbe” o – speriamo – non “dovrà” realizzare un deposito di “gas di petrolio liquefatto” [alias GPL] a circa 200 metri dalle abitazioni civili) segue le “mosse”del benemerito comitato “No gpl” di Chioggia e contesta continuamente con le solite argomentazioni le giuste rimostranze e gli altrettanto doverosi passi che sta facendo il comitato stesso per scongiurare la realizzazione di codesto impianto. Continua a ripetere come un vecchio disco ciò che più volte ha già ripetuto a tutti i giornali del Veneto, e cioè che l’impianto – a parere della società - non presenta alcun pericolo, che ecc. ecc… (vedi “Nuova Scintilla” di domenica 21 maggio a pag. 8, rubrica “Lettere”). All’autrice della lettera in parola viene spontaneo innanzitutto ricordare ciò che si legge nelle enciclopedie alla voce “GPL”: «Gas di petrolio liquefatto: miscela di propano e butano, mantenuta allo stato liquido sotto pressione (2-8 atm.) in serbatoi (bombole): impiegata come carburante per autotrazione e come combustibile per uso domestico; è altamente infiammabile e il suo utilizzo implica il rispetto di severe norme di sicurezza». Ammesso e non concesso che la società le rispetti “in toto”, oltre all’imprevedibile, sarebbe interessante chiedersi se i gestori e l’autrice della missiva abiterebbero o no in una casa ubicata a 200 o poco più metri distante dal suddetto impianto; se ci si rende realmente conto (nonostante le motivazioni giustificative addotte) della somma pericolosità del deposito; se gli autori dell’impianto sono mai transitati lungo la Romea e se si sono realmente resi conto da quale volume di traffico è intasata; se si sono davvero convinti (come si legge nella suddetta lettera) che un andirivieni di circa 20 autobotti al giorno cariche di un gas così pericoloso porterebbe giovamento (?) alla strada stessa; se sono al corrente dell’ambiente estremamente delicato qual è quello lagunare, che ha già le sue “grane” ad ogni più… bassa “acqua alta” che si verifica in autunno e in inverno; se sono sicuri che il transito e la permanenza delle navi gasiere al porto di Chioggia non arrechi danni imprevedibili al porto stesso, già in crisi per suo conto; se, infine (e questa è la domanda chiave), si sono veramente resi conto del numero di vittime che causerebbe l’eventuale esplosione di 9.000 mc di gas contenuto nei tre bomboloni (a Viareggio - d’accordo “mutatis mutandis” - erano solo 30 mc!), che sarebbero in grado di radere letteralmente al suolo un intero quartiere di 6.000 abitanti e parte del centro storico di Chioggia. L’uomo della strada si pone inoltre una domanda molto semplice: è giusto che per soddisfare gli interessi economici e la “comodità” di una società privata si mettano a rischio le vite di centinaia e centinaia di persone? Se si vuol a tutti i costi optare per la via marittima per il trasporto del gpl, segnaliamo che l’Italia ha oltre 2.500 km di coste (isole escluse): possibile che non si possa trovare un “posticino” ben lontano dai centri abitati e geologicamente più sicuro di quello chioggiotto, un luogo, cioè, dove un simile apparato non provochi alcun pericolo per le popolazioni? Ci rendiamo conto che il porto di Chioggia è geograficamente molto comodo e perciò renderebbe comodi per la società anche i rifornimenti a tutto il Nord Est del pericoloso gas, ma questo non è assolutamente un motivo valido per “attentare” alla incolumità di persone e cose situate nelle immediate vicinanze.

Chioggia, 15 maggio 2017

 (lettera firmata)