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Dalla Francia all’Italia

di Vincenzo Tosello

macron presidente franciaDopo quella vinta domenica scorsa, un’altra sfida attende Emmanuel Macron in giugno per la “conquista” del Parlamento: dovrà infatti far di tutto per avere la maggioranza assoluta, pena il necessario compromesso con altre forze politiche, in particolare i “vecchi” partiti da lui rottamati, gollisti o socialisti. Ma la sfida più grande sarà quella dei cinque anni che lo attendono per attuare il programma elettorale, che punta sul tentativo di unire ceto medio e vittime della crisi economica. Dovrà cioè realizzare quel superamento della spaccatura ormai evidente in gran parte delle democrazie occidentali tra centri (propensi alla innovazione) e periferie (sconcertate dalla globalizzazione), come si deduce anche dalla mappa geografica delle preferenze elettorali sia appunto in Francia che nel Regno Unito, negli Stati Uniti e persino in Turchia... Si può dire che parte bene, con il favore del “vento” che sembra aver cambiato direzione in occidente, dopo le “brutte” sorprese di Trump e di Brexit; ma il cammino sarà tutto in salita.

Il positivo cambio di direzione si è avuto soprattutto nei riguardi della Unione Europea: finalmente qualcuno, in controtendenza, ne ha fatto letteralmente una “bandiera”, compresa l’esplosione dell’Inno alla gioia in piazza. E questo può valere come monito salutare anche per noi italiani, dibattuti tra un ormai flebile europeismo e un incalzante antieuropeismo. Non è certo l’Europa - come si vorrebbe far credere - la fonte dei nostri mali. Occorrerà, sì, ripensarla e restaurarne l’edificio quanto prima, ma non lasciamoci tentare da un isolazionismo che non potrà portare nulla di buono. In quest’ottica, l’altra sfida concreta che attende Macron è il rinnovamento dell’Ue perché la Francia possa avere un ruolo all’altezza della sua storia, in una collaborazione più stretta e più equa con la Germania. E qui sorge l’interrogativo sul ruolo dell’Italia, che non può essere secondario ma che rischia di diventarlo se il nostro mondo politico non si decide ad anteporre il bene della nazione a quello della propria fazione. Purtroppo i segnali, in casa nostra, non sono lusinghieri: l’altalena sul governo e sulla legge elettorale, l’incapacità di portare avanti e consolidare autentiche riforme (anche nella scuola e nel lavoro, oltre che a livello più ampio: economico e istituzionale), la contrapposizione e la conflittualità esasperate rischiano di renderla fragile preda di avvoltoi interni ed esterni. Non si tratta di trovare un impossibile Macron italiano (anche se, in qualche modo, egli stesso, da trentanovenne, ha imitato la “rottamazione” inaugurata da Renzi...), ma di puntare insieme su urgenze evidenti e condivise. Anche le nostre elezioni amministrative di giugno potranno essere la cartina di tornasole per capire in quale direzione politici e popolo intendono muoversi.

V.  T.