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Guardando alla Francia

di Vincenzo Tosello

Elezioni-francesiCome già per quelle olandesi, così per le elezioni francesi siamo particolarmente interessati, quest’anno, in Europa e in Italia. E così sarà per quelle tedesche a settembre (ma anche quelle inglesi di giugno potranno essere rivelatrici...); come, del resto, pensiamo saranno interessati gli altri alle elezioni italiane. Ma di queste non si conosce mai bene la data; tanto meno in questa fase in cui ritornano le illazioni su eventuali elezioni anticipate, di cui sarebbe tentato Renzi, vincitore delle primarie, il quale, per quanto abbia confermato più volte che intende arrivare alla fine naturale della legislatura sostenendo il governo Gentiloni, è pur sempre l’autore di quell’ingannevole e indimenticabile “#enricostaisereno” che spodestò Letta da Palazzo Chigi. In Francia, dunque, si decide questa domenica chi guiderà la nazione per i prossimi cinque anni. Seguiranno poi, a giugno, le elezioni legislative per rinnovare il Parlamento. Ma in una repubblica “presidenziale”, come quella d’oltralpe, conta soprattutto e sempre l’inquilino dell’Eliseo.

Se sembra scontata la vittoria di Emmanuel Macron, sorprendente fondatore del movimento “En marche” che quindici giorni fa si è piazzato primo con il 23,8% dei suffragi - anche perché ha dalla sua gran parte dei votanti gollisti e socialisti che, pur delusi dai loro candidati, ne seguiranno le indicazioni per non cadere nelle braccia del Front National - continua a preoccupare l’agguerrita Marine Le Pen, dalla quale non ha preso sufficientemente le distanze il candidato dell’estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon (tanto che una buona percentuale dei suoi elettori potrebbe assurdamente votare FN). Sta di fatto che si affrontano oggi il più europeista e la più antieuropeista, il “patriota” e la “nazionalista”, colui che ha saputo coagulare attorno a sé chi intende riscattare la Francia senza contrapposizioni radicali ma alimentando la speranza, nonostante la situazione problematica e inquietante, e colei che fa della contrapposizione la ragione stessa del suo programma sfruttando le tensioni e le contraddizioni radicate in ampi settori della società francese. Il quadro assomiglia molto a quello presente in altri Paesi europei, il nostro compreso. Per questo viviamo le elezioni del 7 maggio come un importante test, per capire se il vento europeo sta spirando in una direzione oppure nell’altra. Certamente, anche se, come pare, la vittoria andrà a Macron (accreditato del 60% contro il 40), la Ue ha molto da riflettere. Mentre è alle prese con una non facile Brexit, deve studiare e operare subito in modo adeguato per non perdere la prova d’appello che le è ancora concessa, prima di rischiare l’implosione. Così l’Italia: la crisi dei partiti tradizionali, che ha segnato ora anche la Francia, rischia di provocare il collasso nel nostro sistema se non sorgono proposte politiche valide e sagge.

V.  T.

nuovascintilla editrice

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