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Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
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Ambiguità e nodi problematici

BIOTESTAMENTO. Intervista ad Alberto Gambino di Scienza&Vita

Un testo ambiguo che in diversi punti consente ampia discrezionalità interpretativa, considera alimentazione e idratazione artificiale come trattamenti sanitari, “apre” all’abbandono terapeutico, non riconosce il diritto del medico all’obiezione di coscienza. Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita, non fa sconti al disegno di legge sulle Dat approvato il 20 aprile a Montecitorio e auspica emendamenti migliorativi nel passaggio al Senato.

Biotestamento-votoCon 326 voti favorevoli, 37 contrari e 4 astenuti, il 20 aprile la Camera ha approvato il ddl 1142 sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) che dovrà passare in seconda lettura al Senato. Un testo, ha puntualizzato il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco in un’intervista al quotidiano “la Repubblica”, “nel quale non possiamo riconoscerci”, che “rischia di aprire derive pericolose”. Vari sono gli aspetti problematici. Ma c’è anche un elemento positivo.

Nelle Dat c’è divieto d’accanimento terapeutico...

Ma il divieto di interventi sproporzionati, futili, inappropriati, che sta alla base di ogni buona pratica clinica è già contenuto nel Codice di deontologia medica.

Dov’è allora la novità?

Nel fatto che il testo introduce il dovere del medico di “astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure” in caso di paziente con “prognosi infausta a breve termine” o di “imminenza di morte”. Il concetto di “ostinazione irragionevole” non possiede però l’oggettività necessaria ad un testo di legge e potrà essere suscettibile di una molteplicità di interpretazioni soggettive, sia da parte del medico sia da parte della giurisprudenza.

Qual è il secondo elemento di criticità?

Il voler considerare, a tutti i costi, la fattispecie dell’alimentazione e idratazione artificiale non come sostegno vitale ma come terapia: richiede un presidio per far fluire il nutrimento all’interno dell’organismo del paziente, ma si tratta di alimentazione, non di farmaci. Un nodo problematico, cui se ne aggiunge un altro.

Ossia?

La sedazione profonda, attualmente ammissibile solo in caso di malati terminali. Di per sé non provoca la morte; tuttavia, combinata con la possibilità di sospensione di alimentazione conduce inesorabilmente al decesso configurando a tutti gli effetti una sorta di eutanasia passiva. Di qui il passo verso l’eutanasia attiva potrebbe essere breve.

Punto controverso è il diritto all’obiezione di coscienza del medico, secondo alcuni non contemplato dal testo, secondo altri riconosciuto...

Non mi sembra che l’assenza di “obbligo professionale” possa considerarsi sinonimo di “obiezione di coscienza”. Il testo afferma che il medico “non ha obblighi professionali” solo di fronte a richieste del paziente di trattamenti sanitari inappropriati, contrari alla normativa vigente, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. Nella legge manca il riconoscimento del diritto di obiezione di coscienza: se il paziente chiede il distacco di un presidio mi pare difficile che il medico possa rifiutarsi di farlo. Anche qui ci potranno essere interpretazioni divergenti.

Le strutture cattoliche avevano rivolto un appello per il rispetto della libertà di coscienza…

Il fatto che gli ospedali cattolici accreditati presso il Ssn non potranno essere esonerati dall’obbligo di applicare norme non conformi con i principi ispiratori sui quali fondano la propria attività, solleva un grave problema di conformità al Concordato che garantisce alle strutture d’ispirazione religiosa uno spazio di libertà di coscienza e l’esercizio legittimo di prerogative legate al proprio credo. Ci saranno contenziosi davanti alla Corte Costituzionale e molto probabilmente anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Lei ha rilevato un emendamento positivo nel ddl approvato…

Sì: l’abbandono del meccanismo rigido delle Dat che ora non sono più totalmente vincolanti. Se il medico, al momento di applicarle, ritenesse che queste disposizioni contengano volontà “manifestamente inappropriate” o “non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente”, avrebbe la facoltà di disattenderle recuperando in parte la propria autonomia. Questo aspetto noi lo sottolineavamo da tempo.

La partita rimane tuttavia aperta. Il secondo round si giocherà al Senato…

Al Senato le maggioranze sono diverse. Spero che parlamentari più vicini al tipo di sensibilità sopra delineata siano in grado di far passare qualche emendamento migliorativo.

Giovanna Pasqualin Traversa