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Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
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A servizio del nostro territorio

IMMIGRATI E BORSE LAVORO - A proposito del pronunciamento di Forza Nuova sulla Caritas diocesana

immigrati-caritasNei giorni scorsi è apparso, in vari organi di stampa polesani, un comunicato di Forza Nuova di Rovigo che accusava la Caritas Diocesana di Chioggia di reclutare manovalanza a basso prezzo di richiedenti asilo per inserirli in aziende bassopolesane a scapito dei lavoratori italiani. Si definiva tale operazione ‘nuova tratta degli schiavi’ riproponendo l’idea che così gli italiani si vedrebbero scippati dal loro diritto al lavoro. Le affermazioni di Forza Nuova, oltre ad essere pregiudizialmente scorrette, sono inesatte e denotano la non conoscenza e comprensione di ciò che oggi la Caritas Diocesana di Chioggia sta operando nel territorio bassopolesano. Da oltre tre anni sul nostro territorio diocesano afferente alla provincia di Rovigo sono presenti diversi Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) che ospitano circa 200 richiedenti asilo politico, sbarcati sulle coste italiane a partire dal 2014. Per cause varie l’iter burocratico-legale delle richieste di protezione internazionale ha raggiunto tempi di attesa fino ai tre anni. Anni nei quali un richiedente asilo non può spostarsi dal territorio nazionale (vedi Dublino III), ma deve restare nel Paese di sbarco e di inoltro della domanda di protezione, fino al completo espletamento dell’iter.

Consapevoli di una presenza relativamente consistente di giovani immigrati in questi Centri per periodi di tempo così lunghi, come Caritas diocesana, unitamente ad altre realtà di accoglienza del territorio, ci si è adoperati per migliorare la situazione di stallo dei richiedenti asilo internazionale e di insofferenza degli abitanti della zona, che osservano l’inattività di questi giovani all’interno dei centri, visto che il loro permesso temporaneo di soggiorno non esclude la possibilità di lavorare. Molti di loro hanno il desiderio di “fare qualcosa” in questo Paese che ha dato e sta dando molto a loro e a tutti gli immigrati che con coraggio e forza continuiamo ad accogliere sul nostro territorio nazionale e diocesano. Questo desiderio è stato spesso vittima di chi, anche tra gli italiani, ha approfittato dell’ignoranza delle leggi vigenti nel nostro Paese, che regolano soprattutto il mondo del lavoro. Non possiamo tacere episodi di sfruttamento lavorativo nelle campagne del nostro territorio da parte di alcuni agricoltori italiani e non. Per far fronte a tutto ciò si è cercato di fare “piccoli passi”. Uno di questi è il progetto Borse Lavoro che ha suscitato molte (inutili) polemiche. È un progetto che ha ottenuto il placet della Migrantes Nazionale e che si rivolge ad un numero esiguo di richiedenti asilo: il 3% del totale distribuito sul nostro territorio. Esattamente si sta parlando di 8 borse lavoro per 8 richiedenti scelti tra 4 centri di accoglienza. La borsa lavoro, regolarizzata dalla legge italiana (Legge 328/2000), “è uno strumento educativo/formativo per facilitare l’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti appartenenti alle cosiddette fasce deboli attraverso un’esperienza lavorativa: non si costituisce un rapporto di lavoro dipendente con l’azienda, il lavoratore viene retribuito dagli Enti pubblici soggetti attuatori”. Per quanto riguarda il nostro progetto, esso è rivolto a quei soggetti che hanno dimostrato una maggiore disponibilità alla collaborazione e il desiderio di conoscere, apprendere, imparare dall’Italia, sviluppando capacità già possedute. Rivolto a solo 8 beneficiari, ha la durata di 2 o 3 mesi con una retribuzione complessiva di € 1.200, pari a € 400 mensili su un totale di 20 ore lavorative settimanali e 240 complessive. Il progetto individuale ha un tutor con il compito di monitorare il soggetto e di verificare periodicamente, a contatto con il responsabile dell’azienda fruitrice, vari aspetti del progetto, quali: capacità acquisite dal soggetto, collaborazione dimostrata, ecc. I beneficiari inoltre sono titolari di un valido permesso di soggiorno che li abilita al lavoro sul nostro territorio. La borsa lavoro non ha alcuno scopo primo di inserimento lavorativo, bensì di formazione e conoscenza da parte del soggetto interessato che al termine avrà la possibilità di affrontare il “mondo che lo aspetta” fuori dal centro di accoglienza, l’Italia o un altro Paese, con un bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche corrette, scevre da quello che invece spesso viene offerto a questi giovani, anche dal nostro territorio: lavoro irregolare, bassa retribuzione, nessun controllo, ecc.  Si tratta quindi di una attività lavorativa che è inserita nel più vasto processo di inclusione sociale che Caritas e altre realtà del territorio portano avanti da anni nella Diocesi di Chioggia. Peraltro, ho potuto riaffermare il concetto di inclusione sociale globale anche nel settore della prevenzione sanitaria nella recente audizione che ho avuto lo scorso 18 aprile presso la quinta commissione consigliare della Regione Veneto. A Forza Nuova chiediamo, prima di uscire con comunicati che contengono imprecisioni e una palese non conoscenza dell’argomento trattato, di fare la fatica di informarsi presso le debite sedi. Se l’avesse fatto, oltre ad evitare la brutta figura di affermazioni non vere, sarebbe giunta a conoscenza che nelle Diocesi di Chioggia e Rovigo da 10 anni opera il Fondo Straordinario di Solidarietà che le due Caritas, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e altri Enti, gestiscono per dare opportunità di lavoro ai nostri cittadini italiani. Forse è già abbastanza.

don Marino Callegari