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Pasqua degli insegnanti Irc

Pasqua degli insegnanti di religione

Nella chiesa di S.Caterina con il vescovo. Riflessione di don Gastone e omaggio a Rosa Anna

Voltolina RosannaIl mistico contesto della chiesa di Santa Caterina, una restituzione che stupisce e commuove ogni volta, incornicia l’incontro pasquale dei docenti di religione. Il vescovo indica il punto finale del nostro percorso: Pasqua è passaggio ma anche, secondo una accezione greca, sofferenza… Nessuna parte del vangelo è raccontata con tanta dovizia di particolari quanto quella dei tre giorni della passione morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. La luce del campetto di Santa Caterina penetra attraverso la porta in vetro della chiesa e ne illumina i fregi mentre ci viene raccomandata la disponibilità a vedere e guardare i piccoli segni: se non mettiamo mano alle sacre scritture, difficilmente riusciamo ad arrivare alla risurrezione. È quanto accadde a Emmaus, è la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro: Giovanni vide i teli, un piccolo segno ma bastò. “Vide e credette” afferma il Vangelo. Il piccolo segno e la conoscenza delle scritture sono le tracce nel nostro cammino di Pasqua che ci abilitano a introdurre i nostri ragazzi a questo mistero.

È questa anche l’occasione per salutare festosamente Rosa Anna Voltolina (nella foto) che per tanti anni ha supportato l’ufficio diocesano scolastico con la sua saggezza, organizzando i corsi di formazione e seguendo con tenerezza le nostre vite e le nostre carriere. Rosanna, con i fiori in braccio portati da Frediana a nome di tutti, ringrazia dicendo che ha tratto da noi, dalla nostra testimonianza, il coraggio per continuare fino alla fresca età che non è elegante dire. Rosanna entrò nell’ufficio a dare una mano ad Amelia Gamba nell’89, dopo quarant’anni di lavoro prima come maestra poi come direttrice didattica. In lei non è mai prevalso il formalismo e l’aspetto organizzativo, ma sempre la relazione umana e il desiderio di un’efficace testimonianza nella scuola che ha voluto, in qualche modo, continuare attraverso i ‘suoi insegnanti di religione’. Anche don Giuliano, storico responsabile dell’ufficio scolastico per molti anni, è presente a valorizzare, dopo l’aspetto professionale degli insegnanti, anche quello storico artistico delle nostre meravigliose chiese. Don Gastone, da qualche anno responsabile dell’ufficio scuola diocesano, ripercorre poi il racconto della passione secondo il vangelo di Giovanni comparandolo con i vangeli sinottici. Il racconto di Giovanni non ricorda il cireneo, le tenebre e il velo del tempio. Esclusiva del vangelo giovanneo invece è l’affidamento di Giovanni alla madre, il colpo di lancia al costato di Gesù e la tunica tutta d’un pezzo. Don Gastone si sofferma sul grido lanciato dal Cristo in croce che in realtà altro non è che l’inizio del salmo 22 che può sembrare un grido di disperazione e invece è un affidamento a Dio. In Giovanni appare chiaro l’aspetto della regalità di Gesù anche nel suo portare da solo la croce, in contrasto con il docetismo che muoveva i suoi passi… È poi la volta del cartiglio apposto sopra la croce, della spartizione delle vesti in quattro parti (i quattro angoli del mondo) e di quella tunica tutta d’un pezzo, simbolo dell’unità della chiesa. Funzione rappresentativa è pure quella della madre e del discepolo che rappresenta tutti i discepoli, una comunità che nasce ai piedi della croce. Infine, tra gli altri particolari ricordati, il colpo di lancia con la fuoriuscita di sangue ed acqua (vita nuova e spirito che Gesù dà al mondo; sangue dell’Eucarestia e acqua battesimale)Gesù dunque sceglie la croce per farci toccare con mano fino a che punto è arrivato il suo amore per noi. Frediana dà gli ultimi avvisi a questo manipolo di insegnanti che provano, come possono, a rendere presente attraverso il loro insegnamento questo amore inaudito di Cristo per ciascun alunno incontrato, in un tempo che vorrebbe scordare la croce… La Pasqua coincide (ci ricorda infine don Gastone) con la luna piena di primavera; e Gesù nostra Primavera ci tiene tutti davanti a sé come in quel mattino, quell’incredibile mattino della risurrezione.  (Piergiorgio Bighin)

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